Al bar...
---- Hey ciao. Anche oggi è orribilmente caldo.
°°°° Già. E poi non ho dormito.
---- Come mai?
°°°° Mah, ieri sera ho tentato di andare al cinema ma mi sono perso. Alla fine mi hanno scambiato per un gigolò in cerca di clienti.
---- Ma che cosa adorabile! Io amo essere scambiata per una puttana, ogni tanto!
°°°° Non lo diresti se lo avessi visto. Ci ho messo ore per liberarmene.
---- Com'era?
°°°° Hai presente il bambino di MariaStella, quello di due settimane?
---- Oh! Che orrore!
Violet Carson
"Oggi mi hanno dato una delle tue rose."- Sapevo che questa varietà si era estinta.-
"Spero che il mondo cambi e che le cose migliorino, e che un giorno la gente abbia di nuovo le rose."
Per curiosità e stima immensa di quel capolavoro di 'V for Vendetta' (il fumetto, non il film), dove la rosa è citata ripetutamente, ho fatto una ricerchina che vi propino come mio solito. Al principio quasi certo che la rosa fosse inventata, mi sono avventurato nelle mie enciclopedie in cerca della fantomatica 'Violet Carson' e -sorpresa!- la rosa esiste ed è anche piuttosto nota. L'ibridatore è Samuel Darragh MCGredy IV, dall'Irlanda del Nord e la varietà risale al 1964. I fiori, del diametro di 8 cm, abbinano la forma degli ibridi di tea con la disposizione del fiore a corimbo tipica delle
Samuel McGredy IV, bisnipote del Mc Gredy che dedicò il vivaio di famiglia alle sole rose, viveva a Portadown. Assunse la direzione del vivaio nel 1953, e ottenne risultati di rilievo (in un contesto commerciale, ma per me di dubbio gusto) ibridando le cosiddette "dipinte a mano", con venature e marezzature bianche su fondo rosso. Violet Carson è certamente più apprezzabile.
Ah, una curiosità: nel film 'V for Vendetta' la rosa viene chiamata col nome di fantasia Scarlet Carson. Non esiste nessuna rosa con questo nome. Per rappresentarla, nel film, è stata utilizzata la rosa rossa 'Grand Prix', una classica rosa dei fioristi senza una precisa storia alle spalle.
Sempre nel film, Evey (Natalie Portman) durante la prigionia trova una lettera scritta da Valery, una lesbica torturata, quindi uccisa, per la sua omosessualità. Valery si era ritrovata a scrivere della sua vita su un pezzo di carta igienica. Parlando del suo amore con Ruth, la rosa viene così citata:
Andammo a vivere insieme in un appartamentino a Londra: lei coltivava le “Scarlett Carson” per me nel vaso sotto la finestra e la nostra casa profumava sempre di rose. Furono gli anni più belli della mia vita. Ma la guerra in America divorò quasi tutto e alla fine arrivò a Londra.
A quel punto non ci furono più rose ..per nessuno. [...]
Ricordo come “diverso” diventò “pericoloso”. Ancora non capisco perché ci odiano così tanto.. presero Ruth mentre faceva la spesa: non ho mai pianto tanto in vita mia; non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me.
Inutile dire che la penso come V, perlomeno riguardo alle rose :), e questo è il mio minuscolo contributo perchè conoscenza e passione continuino- o ritornino, a seconda dei punti di vista- a riscattarci dall'anonimato, che significa omologazione, controllo e discriminazione per chi lo rifiuta.
Heroes
Ognuno ha i suoi eroi. Nonostante l'eroina, che mano a mano li distrugge o già lo ha fatto.
Sembra quasi di sentire l'odore del vomito e del patchouli. E quegli occhi, porca puttana. Quelli di una tragedia che non ascolta più l'angoscia, e la sua voce come un requiem che rimbomba di tutta la merda passata sotto i ponti, avvicinandosi prima, poi di nuovo lontano per cadere, un tonfo sordo sull'asfalto dell'animo. E Nico è caduta, e morta, banalissimamente in bici, come non si addice ad una così.
Austera ed inquietante, la musica della trilogia gotica The Marble Index, Desertshore e The End è il parto sofferto di ciò che Nico stessa rappresenta ed in parte è stata.
A Villa Arconati, vicino a Milano, ho ascoltato un mesetto fa Siouxsie, icona del movimento dark ufficiale che segue di una decina d'anni la musica di Nico. Magari in un altro post parlerò di lei e del sue bel concerto. La stessa Siouxsie ha sempre considerato Nico un faro musicale.
Sul tubo, anche nella stessa finestra sopra a fine riproduzione, potete trovare alcune chicche, come la comparsa di Nico ne la Dolce Vita di Fellini, o la stupenda e commovente canzone che le ha dedicato un'altra grande musa del rock: Marianne Faithful (chissà se la avete vista, invecchiata certo ma splendidamente uscita dal tunnel delle dipendenze, in Irina Palm). Song for Nico (qui il testo). E' una canzone bellissima, che ripercorre ad ampie falcate la storia di Nico, con un unico denominatore comune: she is in the shit.
Arte e politica? (I) Le terribili sorelle
Firma questo articolo Marinella Venegoni, critica musicale (bravissima) de La Stampa, nel lontano '94. Un modo di riflettere di politica in un ambito inusuale, quello artistico, attraverso il pensiero di due grandi artiste.
Il 'divorzio' politico delle sorelle terribili Loredana fan del 'Che' e Mia Martini svolta a destra: 'Dalla sinistra solo fregature' Ma la Berte' si presenta al Festival con gli orecchini a falce e martello
MILANO. Non si sono parlate per anni. Si sono riappacificate dopo che LOREDANA BERTE' aveva tentato il suicidio per il fedifrago Borg: i rotocalchi immortalarono l'abbraccio affettuoso di Mia Martini alla sorella infelice sul letto d'ospedale. Abbraccio che chiudeva anni di rapporti burrascosi o, peggio, inesistenti: la pace fu siglata da una partecipazione comune al Festival di Sanremo, l'anno scorso, e nuovamente scoppio' la burrasca. Banali rivalita' artistiche, forse. Cantarono insieme sul palco dell'Ariston, le sorelle, ma senza guardarsi mai in faccia. Poi Mia Martini e LOREDANA BERTE' sono tornate a parlarsi ma hanno opportunamente separato le loro strade musicali. La contrapposizione si trascina inevitabile e sfuma ora sulla politica: LOREDANA sta diventando sempre piu' rossa, mentre Mimì ha abbandonato di brutto l'antica fede, e sta trascolorando dal nero al verde, nell'attesa che le alleanze preelettorali si chiariscano definitivamente. Come si sa, l'ancor procace LOREDANA si prepara a tornare al Festival ed ha scritto per l'occasione un testo autobiografico in cui ribadisce la propria nota, recente passione per la sinistra estrema e piu' romantica. Dicono le parole: "Con la foto di Guevara / Vado a letto la mattina... / Sparo in cuffia regolare / Solo L'internazionale / Per sognare sul finale...". Sembra che, per cantare sul palco della manifestazione tv piu' seguita, si sia persino fatta fare un paio di orecchini d'oro con la falce e il martello. Glieli lasceranno mettere o verranno considerati propaganda elettorale? Mia Martini, in partenza per un tour jazz negli Usa, proprio durante il mese del Festival che l'ha respinta, ha invece cambiato bandiera dopo una vita trascorsa nella sinistra. Dalla casa in campagna nel Lazio, dove vive, racconta fuori dai denti: 'Sono disgustata dalla sinistra e dalla sua corruzione. Mi sono appassionata a Fini, l'unico mai coinvolto, che non ha mai rubato, e anche garbato: pero', adesso sento che si vuole alleare con Berlusconi. E poiche' Berlusconi appartiene al vecchio, nel senso del psi piu' rampante, non lo votero' mai. L'ultima idea e' di parteggiare per i Verdi: ma se confermano di restare nel cartello Progressista, non voto piu' neanche loro'. Sara' dura, la scelta, per Mia Martini. Come fa una che ha sempre votato a sinistra a pensare di mettersi addirittura con Fini? 'Non ho mai fatto politica attiva, pero' mi ricordo che da piccola veniva a casa nostra Nenni, che era amico di mio padre, e io a tre anni mi mettevo dalla finestra a urlare a squarciagola "Avanti popolo alla riscossa". Mio padre, che e' professore di greco antico e dava lezioni in casa, mi veniva a tappare la bocca. Io mica sapevo quel che cantavo, mi piaceva il ritmo'. Che cosa e' successo di tanto grave da farle cambiare idea? 'Una mia amica, Alba Calia, che era direttrice di Televideo, e' stata cacciata, senza stipendio da un giorno all'altro. Era una socialista craxiana e su questo abbiamo sempre litigato, pero' cosa c'entra? Mi pare che adesso il pds stia facendo le stesse cose che faceva Craxi: fanno vita tranquilla Lorenza Foschini del Tg2 e altri come lei che si sono avvicinanati al pds al momento giusto dopo aver fatto carriera con il socialismo rampante. Ma chi non la pensa come loro viene cacciato. E questo e' solo l'ultimo episodio di una catena che ho sopportato a lungo senza fiatare'. Gli esegeti della vita di LOREDANA BERTE' fanno invece risalire la sua conversione a sinistra al dopo Borg e alla fine di un'esperienza apparentemente dorata. Sull'argomento, Mimi' Martini si limita a dire: 'Non mi ricordo che le interessasse la politica, in passato'. Si sa di un'assidua corrispondenza della BERTE' con 'il manifesto': al giornale, ricordano che i suoi fax sono arrivati puntuali ogni giorno per quasi un anno e si sono poi interrotti, bruscamente, tre mesi fa, forse in concomitanza con gli impegni per il prossimo Festival. 'Mandava attestazioni generali di stima: " Siete bravi" - ricorda un redattore - o interveniva nello specifico su articoli e titoli, sempre in positivo. Ma non è mai neanche venuta in redazione, come altri cantanti di sinistra, tipo la Nannini, hanno fatto'. Se con la BERTE' non si puo' parlare, Mimi' Martini e' un torrente in piena. Sulle vicende della sinistra riapre l'album dei ricordi della sua vita non facile, rintraccia i primi campanelli d'allarme che le fecero male: 'Quando la casa discografica Ricordi, nei primi Anni 70, mi fece causa perche' me ne andai, io vendevo milioni di dischi ma non avevo ancora visto una lira d'anticipo. Al processo il pretore mi guardò - lui era un pretore d'assalto e io una star, cantavo all'Olympia all'epoca - e disse piu' o meno: "Io ho i metalmeccanici, non mi posso occupare di voi, che paghi la Martini". Nessuno, da sinistra, pensava che una che cantava potesse esercitare i propri diritti. Persa quella causa, la mia vita e' sempre stata in salita>. Con un filo d'ironia Mimi', la voce piu' bella d'Italia, ricorda anche l'incontro con Ivano Fossati, con il quale ebbe un lungo sodalizio sentimentale e artistico. L'incontro la trattenne nell'area progressista: 'Quando ci mettemmo insieme, misi via i tacchi e mi arrangiai con le calosce, i gonnelloni e il pci. Finche' non arrivo' il craxismo rampante: fu allora che dovetti cominciare a difendermi per non partecipare alle trasmissioni che incensavano il Garofano. E sul Garofano, credo di aver inciampato anche piu' recentemente a Sanremo: nell'89 - alla vigilia di cantare "Gli uomini non cambiano", che tutti pronosticavano vincitrice - la mia casa discografica dell'epoca, la Fonit Cetra consociata Rai, mi propose un contratto secondo il quale dovevo impegnarmi a cantare durante la campagna elettorale di Manca, allora presidente Rai: la firma doveva avvenire prima del Festival. Io rifiutai. Non vinsi il Festival. Non so se le due cose vadano messe in relazione. 'Comunque mi guardi indietro, la sinistra mi ha fregata tutta la vita'.
Marinella Venegoni
08-02-1994
Peggy Guggenheim
Peggy, abbigliata in maniera eccentrica e catalizzante, era una donna che si annoiava facilmente e che pertanto, assetata di vita, faceva lunghi viaggi: Tibet, India, Giappone. Per gli artisti era un punto di riferimento unico e tutti passavano da lei trovandosi a Venezia.
Le biografie di Peggy ce la descrivono come una madre distaccata ed irascibile assieme, egocentrica, cuoca del terrore, una personalità difficile: del resto e' risaputo che le persone di carattere hanno sempre un pessimo carattere.
Le fotografie che la ritraggono ci parlano di lei, occhialoni enormi che alterano la sagoma del volto, abiti straordinari, circondata dai suoi cani razza tibetana lhasa apso, tra sculture africane, lampadari ed oggetti d'arte che precorrono i tempi.
Il suo lascito ed il suo carisma, attraverso lo splendore dei luoghi che ha abitato, la sensibilità e la tenacia che si scorge dietro la sua collezione, sono eterni.
Ah, ieri l'altro sono stato a Venezia, quindi anche a Ca' Venier dei Leoni che ospita il museo Peggy Guggenheim ed una collezione certamente tra le più importanti in Italia nel mondo. Io sono rimasto estasiato. Il museo non è enorme e questo permette di soffermarsi su opere mediamente molto famose (non voglio parlare di qualità, quella era indubbia anche per le meno blasonate) senza sentirsi in ansia come al supermercato. Gli spazi sono raccolti, anche il giardino interno è assai piacevole, ed è una degna cornice per sculture di artisti come Moore.
Venezia poi è da Sindrome di Stendhal.