Who knows where the read may lead us, only a fool would say
Who knows if we'll meet along the way
Follow the brightest star as far as the brave may dare
What will we find when we get there
La Sagrada Familia we pray the storm will soon be over
La Sagrada Familia for the lion and the lamb
Who knows where the winds will blow us, only a fool would say
Who knows if we'll ever reach the shore
Follow a rising sun with eyes that may only stare
What kind of fire will burn us there? What kind of fire?
Only a fool would say
La Sagrada Familia the wind has changed the storm is over
La Sagrada Familia for the lion and the lamb
La Sagrada Familia we thank the lord the danger's over
La Sagrada Familia there's peace throughout the land
Under clear blue skies our voices rise in songs of glory
And for all those years our eyes and ears were filled with tears
Who knows where the world may turn us, only a fool would say
Who knows what the fates may have in store
Follow the light of truth as far as our eyes can see
How should we know where that may be? How should we know?
Then the angry skies, the battle cries, the sounds of glory
And for all those years our eyes and ears were filled with tears
Who knows where the road may lead us, only a fool would say
Who knows wha's been lost along the way
Look for the promised land in all of the dreams we share
How will we know when we are there? How will we know?
Only a fool would say
La Sagrada Familia the war is won the battle's over
La Sagrada Familia for the lion and the lamb
La Sagrada Familia we thank the lord the danger's over
La Sagrada Familia behold the mighty hand
La Sagrada Familia the night is gone the waiting's over
La Sagrada Familia there's peace throughout the land
Until the next time
Until the next time
Tra poco la vedrò.
Se il sentiero si fa poco chiaro avremmo il dovere, per salvarci, di trovare un punto di riferimento, che è l'ideale, il simbolo, la speranza.
Il maestoso brano orchestrale dei 'The Alan Parsons Project' parla di questo. E' rincuorante come un'opera d'arte possa ancora essere tanto. Un'illusione per pochi?
Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post
La Mariée mise à nu par ses célibataires, même - Duchamp, Luce e Massoneria
Conosciuto più come spesso come Il Grande Vetro, è l'opera singola più importante che Duchamp abbia realizzato, per sua stessa ammissione.
L'opera consiste in due grandi lastre di vetro (277 x 176 cm) al cui interno si trovano lamine di metallo dipinto, fil di piombo, polvere. I curiosi marchingegni intrappolati nel vetro della parte inferiore non sarebbero che testimonianze del denudamento di una sposa, come ci sugerisce il titolo. Nella parte superiore, invece, si trova la Vergine Sposa, Iside ed Euridice, insomma, la Dea.
Innumerevoli sono state le interpretazioni date dai critici, una delle più interessanti tra le (poche) cui ho dato una scorsa è sicuramente quella di Maurizio Nicosia, che mette in rilievo l'interesse di Duchamp per il culto della luce, un persorso del tutto unico nel suo tempo ma largamente percorso nell'arte precedente. Il Grande Vetro, con i suoi materiali sovrapposti, la matericità delle polveri e le sue trasparenze è una vera celebrazione della luce e della sua metafisica. Lo stesso Duchamp lo definì 'mondo in giallo' riferendosi alle modalità di propagazione dei raggi luminosi negli strati materiali prospettandone "l'esecuzione [esecuzione di un'opera! una concezione splendidamente oltre la staticità del dipinto tradizionale] per mezzo di sorgenti luminose". Nicosia, brillantemente, lo definisce "un cosmogramma della luce, ovvero una rappresentazione simbolica dell'emanazione universale della luce e, al contempo, un viatico per tornare alle origini, alla luce stessa".
Duchamp elaborò un'ampia base teorica sull'opera in questione, che raccolse in due "scatole" e pubblicò in tiratura assai limitata. Inutile dirlo, gli scritti sono di difficile interpretazione, alla luce del minimalismo ermetico della scrittura di Duchamp. Uno schizzo considerato irrilevante dai più, probabilmente perchè troppo criptico, all'interno della prima scatola, raffigura un ciclista che risale un pendio. La frase che lo accompagna suona come "Avere l'apprendista nel sole".
Nel contesto dei rituali massonici, la frase non può che alludere ai riti d'iniziazione, al momento in cui l'apprendista riceve ed entra nella luce. Il ciclista, in quest'ottica, può essere interpretato come l'iniziato che tenta l'ascesi.
Ma questo non basterebbe per pensare ad una relazione dell'opera con la cultura rituale massonica. Duchamp, tuttavia, scrisse sempre a proposito del Grande Vetro che aveva una base in «maçonnerie». La maggior parte dei critici ha semplicemente interpretato la parola come "muratura", traduzione effettivamente adeguata ma non univoca. Come sottolinea Nicosia, volendo indicare senza possibilità d'equivoco la muratura, Duchamp avrebbe sfruttato il termine "murage".
Teniamo un attimo a freno la speculazione critica, però: avere un fondamento in massoneria altro non significa che il percorso concettuale dell'opera, che si propone appunto come una metafisica e poetica della luce, è analogo al rituale di ascesa iniziatica che conduce alla luce stessa. O forse c'è di più. Dopotutto quasi tutte le religioni ed i culti dedicano uno spazio rilevante alla Luce, Duchamp avrebbe potuto scegliere agevolmente un'altra metafora. Rimane una punta di dubbio.
Duchamp descrisse Il Grande Vetro come un motore, un veicolo iniziatico che conduce all'Amore, che poi sarebbe lo sbocciare della sposa, della Dea.
Secondo i preziosissimi appunti dell'artista, al funzionamento di questo motore concorrono due elementi: "il gas luminoso" e la caduta dell'acqua (da quella sorta di nube che sitrova nel riquadro superiore). Tali sarebbero gli strumenti che consentono di muoversi tra 'Il Riposo' e la 'Scelta di Possibilità', termini di Duchamp che noi potremmo assimilare all'Uno platonico e al concetto di molteplice. Il gas luminoso e l'acqua in caduta, infatti, sarebbero una sorta di cerniera tra i due concetti, unificanti e divisori allo stesso tempo.
Ancora, Eraclito parlava di via ascendente e di via discendente, e non è difficile scorgere anche la sua influenza filosofica.
Acqua e gas luminoso, capisaldi di una cosmogonia ermetica della luce e gradini di un persorso iniziatico che l'artista non solo descrive ma sicuramente auspica. L'opera diventa un invito ed un grimorio di difficile lettura, ma di sicuro potere evocativo.
Arte e politica? (I) Le terribili sorelle
Pubblicato da
Phoenix,
on venerdì 15 agosto 2008
/
Etichette:
arte,
musica,
personaggi,
politica
/
Comments: (0)
Firma questo articolo Marinella Venegoni, critica musicale (bravissima) de La Stampa, nel lontano '94. Un modo di riflettere di politica in un ambito inusuale, quello artistico, attraverso il pensiero di due grandi artiste.
Il 'divorzio' politico delle sorelle terribili Loredana fan del 'Che' e Mia Martini svolta a destra: 'Dalla sinistra solo fregature' Ma la Berte' si presenta al Festival con gli orecchini a falce e martello
MILANO. Non si sono parlate per anni. Si sono riappacificate dopo che LOREDANA BERTE' aveva tentato il suicidio per il fedifrago Borg: i rotocalchi immortalarono l'abbraccio affettuoso di Mia Martini alla sorella infelice sul letto d'ospedale. Abbraccio che chiudeva anni di rapporti burrascosi o, peggio, inesistenti: la pace fu siglata da una partecipazione comune al Festival di Sanremo, l'anno scorso, e nuovamente scoppio' la burrasca. Banali rivalita' artistiche, forse. Cantarono insieme sul palco dell'Ariston, le sorelle, ma senza guardarsi mai in faccia. Poi Mia Martini e LOREDANA BERTE' sono tornate a parlarsi ma hanno opportunamente separato le loro strade musicali. La contrapposizione si trascina inevitabile e sfuma ora sulla politica: LOREDANA sta diventando sempre piu' rossa, mentre Mimì ha abbandonato di brutto l'antica fede, e sta trascolorando dal nero al verde, nell'attesa che le alleanze preelettorali si chiariscano definitivamente. Come si sa, l'ancor procace LOREDANA si prepara a tornare al Festival ed ha scritto per l'occasione un testo autobiografico in cui ribadisce la propria nota, recente passione per la sinistra estrema e piu' romantica. Dicono le parole: "Con la foto di Guevara / Vado a letto la mattina... / Sparo in cuffia regolare / Solo L'internazionale / Per sognare sul finale...". Sembra che, per cantare sul palco della manifestazione tv piu' seguita, si sia persino fatta fare un paio di orecchini d'oro con la falce e il martello. Glieli lasceranno mettere o verranno considerati propaganda elettorale? Mia Martini, in partenza per un tour jazz negli Usa, proprio durante il mese del Festival che l'ha respinta, ha invece cambiato bandiera dopo una vita trascorsa nella sinistra. Dalla casa in campagna nel Lazio, dove vive, racconta fuori dai denti: 'Sono disgustata dalla sinistra e dalla sua corruzione. Mi sono appassionata a Fini, l'unico mai coinvolto, che non ha mai rubato, e anche garbato: pero', adesso sento che si vuole alleare con Berlusconi. E poiche' Berlusconi appartiene al vecchio, nel senso del psi piu' rampante, non lo votero' mai. L'ultima idea e' di parteggiare per i Verdi: ma se confermano di restare nel cartello Progressista, non voto piu' neanche loro'. Sara' dura, la scelta, per Mia Martini. Come fa una che ha sempre votato a sinistra a pensare di mettersi addirittura con Fini? 'Non ho mai fatto politica attiva, pero' mi ricordo che da piccola veniva a casa nostra Nenni, che era amico di mio padre, e io a tre anni mi mettevo dalla finestra a urlare a squarciagola "Avanti popolo alla riscossa". Mio padre, che e' professore di greco antico e dava lezioni in casa, mi veniva a tappare la bocca. Io mica sapevo quel che cantavo, mi piaceva il ritmo'. Che cosa e' successo di tanto grave da farle cambiare idea? 'Una mia amica, Alba Calia, che era direttrice di Televideo, e' stata cacciata, senza stipendio da un giorno all'altro. Era una socialista craxiana e su questo abbiamo sempre litigato, pero' cosa c'entra? Mi pare che adesso il pds stia facendo le stesse cose che faceva Craxi: fanno vita tranquilla Lorenza Foschini del Tg2 e altri come lei che si sono avvicinanati al pds al momento giusto dopo aver fatto carriera con il socialismo rampante. Ma chi non la pensa come loro viene cacciato. E questo e' solo l'ultimo episodio di una catena che ho sopportato a lungo senza fiatare'. Gli esegeti della vita di LOREDANA BERTE' fanno invece risalire la sua conversione a sinistra al dopo Borg e alla fine di un'esperienza apparentemente dorata. Sull'argomento, Mimi' Martini si limita a dire: 'Non mi ricordo che le interessasse la politica, in passato'. Si sa di un'assidua corrispondenza della BERTE' con 'il manifesto': al giornale, ricordano che i suoi fax sono arrivati puntuali ogni giorno per quasi un anno e si sono poi interrotti, bruscamente, tre mesi fa, forse in concomitanza con gli impegni per il prossimo Festival. 'Mandava attestazioni generali di stima: " Siete bravi" - ricorda un redattore - o interveniva nello specifico su articoli e titoli, sempre in positivo. Ma non è mai neanche venuta in redazione, come altri cantanti di sinistra, tipo la Nannini, hanno fatto'. Se con la BERTE' non si puo' parlare, Mimi' Martini e' un torrente in piena. Sulle vicende della sinistra riapre l'album dei ricordi della sua vita non facile, rintraccia i primi campanelli d'allarme che le fecero male: 'Quando la casa discografica Ricordi, nei primi Anni 70, mi fece causa perche' me ne andai, io vendevo milioni di dischi ma non avevo ancora visto una lira d'anticipo. Al processo il pretore mi guardò - lui era un pretore d'assalto e io una star, cantavo all'Olympia all'epoca - e disse piu' o meno: "Io ho i metalmeccanici, non mi posso occupare di voi, che paghi la Martini". Nessuno, da sinistra, pensava che una che cantava potesse esercitare i propri diritti. Persa quella causa, la mia vita e' sempre stata in salita>. Con un filo d'ironia Mimi', la voce piu' bella d'Italia, ricorda anche l'incontro con Ivano Fossati, con il quale ebbe un lungo sodalizio sentimentale e artistico. L'incontro la trattenne nell'area progressista: 'Quando ci mettemmo insieme, misi via i tacchi e mi arrangiai con le calosce, i gonnelloni e il pci. Finche' non arrivo' il craxismo rampante: fu allora che dovetti cominciare a difendermi per non partecipare alle trasmissioni che incensavano il Garofano. E sul Garofano, credo di aver inciampato anche piu' recentemente a Sanremo: nell'89 - alla vigilia di cantare "Gli uomini non cambiano", che tutti pronosticavano vincitrice - la mia casa discografica dell'epoca, la Fonit Cetra consociata Rai, mi propose un contratto secondo il quale dovevo impegnarmi a cantare durante la campagna elettorale di Manca, allora presidente Rai: la firma doveva avvenire prima del Festival. Io rifiutai. Non vinsi il Festival. Non so se le due cose vadano messe in relazione. 'Comunque mi guardi indietro, la sinistra mi ha fregata tutta la vita'.
Marinella Venegoni
08-02-1994
Peggy Guggenheim
Peggy, abbigliata in maniera eccentrica e catalizzante, era una donna che si annoiava facilmente e che pertanto, assetata di vita, faceva lunghi viaggi: Tibet, India, Giappone. Per gli artisti era un punto di riferimento unico e tutti passavano da lei trovandosi a Venezia.
Le biografie di Peggy ce la descrivono come una madre distaccata ed irascibile assieme, egocentrica, cuoca del terrore, una personalità difficile: del resto e' risaputo che le persone di carattere hanno sempre un pessimo carattere.
Le fotografie che la ritraggono ci parlano di lei, occhialoni enormi che alterano la sagoma del volto, abiti straordinari, circondata dai suoi cani razza tibetana lhasa apso, tra sculture africane, lampadari ed oggetti d'arte che precorrono i tempi.
Il suo lascito ed il suo carisma, attraverso lo splendore dei luoghi che ha abitato, la sensibilità e la tenacia che si scorge dietro la sua collezione, sono eterni.
Ah, ieri l'altro sono stato a Venezia, quindi anche a Ca' Venier dei Leoni che ospita il museo Peggy Guggenheim ed una collezione certamente tra le più importanti in Italia nel mondo. Io sono rimasto estasiato. Il museo non è enorme e questo permette di soffermarsi su opere mediamente molto famose (non voglio parlare di qualità, quella era indubbia anche per le meno blasonate) senza sentirsi in ansia come al supermercato. Gli spazi sono raccolti, anche il giardino interno è assai piacevole, ed è una degna cornice per sculture di artisti come Moore.
Venezia poi è da Sindrome di Stendhal.
La svolta metafisica...
1921, Carlo Carrà
L'amante dell'ingegnere
A parte il fatto che Carrà è stato un artista assolutamente eclettico, poeta e pittore, che ha sondato le più diverse avanguardie artistiche giungendo ad esiti metafisici, ancora una volta non definitivi, qui la cosa importante è un'altra.
C'è che quella ragazza con gli occhi socchiusi, immortalata e scolpita nel busto di marmo, è solo la fredda copia di se stessa, il suo cadavere imbalsamato.
Vorrebbe sentire un suono in quel vuoto, che uscisse almeno dalla sua bocca.
Fronteggia l'incomunicabilità del suo amante, un mondo intero di rigore e razionalità. Ma dietro c'è solamente l'abisso nero della sua coscienza.
Per la madonna, non puoi chiudere gli occhi per sempre. Voltati ed entra nell'abisso: quando guardi nell'abisso, l'abisso guarda dentro di te.
P.s.: sono conscio delle forzature, ma io adoro farmi attraversare.
L'amante dell'ingegnere
C'è che quella ragazza con gli occhi socchiusi, immortalata e scolpita nel busto di marmo, è solo la fredda copia di se stessa, il suo cadavere imbalsamato.
Vorrebbe sentire un suono in quel vuoto, che uscisse almeno dalla sua bocca.
Fronteggia l'incomunicabilità del suo amante, un mondo intero di rigore e razionalità. Ma dietro c'è solamente l'abisso nero della sua coscienza.
Per la madonna, non puoi chiudere gli occhi per sempre. Voltati ed entra nell'abisso: quando guardi nell'abisso, l'abisso guarda dentro di te.
P.s.: sono conscio delle forzature, ma io adoro farmi attraversare.