10-08-2009
Quadri concentrici oltre i vetri della città
amica notte lascia un’eclisse d’energie
risuona il jazz sulle vie del ferro
è un pensiero circolare
segna cicatrici per il graffio che ti dà
I know I just can leave
mi cullano i tassì mentre sto a guardare
Origami verdi di solitudini
fioriti artifici celebrati
e mai dimenticati
I know I just can leave
E’ la solita storia non cambia mai
Di Trucchi pesanti per nascondersi
Da te me ne frego che hai che non va
(Ci pensi ancora?)
I know I just can leave
Benvenuto nel mio mondo
Brucia di sfiducia
Io ti fisso nella mente
Ma quella cosa credo non sia tu
spiegami quel che non ho provato mai
Ho il collo sul rasoio della vita
amami sbarbato disperato e con sculture di rovi tra le dita
Giocare ad essere incompreso non mi piace più
I know I just can leave
Ma se mi cogli
Non buttarmi
Dipingimi
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I know I just can leave
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Phoenix,
on lunedì 10 agosto 2009
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diario,
tentativi,
testi,
voli pindarici
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Appartamento #2
Digito il numero indicato nel bigliettino, quello che avevo trovato malamente appiccicato all'angolo tra via Ampere e Piazza Leonardo, dove gli offro affitto vendo cerco offro si ritrovano prepotentemente ammassati, da insolito crocevia commerciale qual è. Nei cartoni animati giapponesi c'era sempre un bel tempietto dove le liceali andavano ad appendere i loro bigliettini, cioè i loro desideri, sperando nel potere di quel crocevia spirituale. Con la speranza di un ex liceale, dopo qualche squillo di telefono, mi ritrovo a parlare con una signora anziana: la voce era debole, l'andatura del discorso stucchevolmente lenta, d'altri tempi. Chiedo ovviamente infomazioni sull'appartamento, sulla quantità di locali, quindi di vederlo. Mi manda in una certa Via Tallone, una via privata, misconosciuta anche dai residenti in zona, che raggiungo però grazie ad uno strappo in auto della mitica signora che mi ospita, Teresa, che ne approfitterà per dare lei stessa un'occhiata all'appartamento. Energica settantenne, guida disinvolta tra gli automobilisti sclerati di Milano, è misurata ma di parlantina sciolta, giovane. Arrivati a destinazione, non c'è nessuno ad accoglierci come concordato. Okay, poverini, sono anziani un po' rincoglioniti, li richiamerò.
L'appuntamento è spostato a due ore dopo. Questa volta i signori si presentano, moglie e marito. Entrambi alti, lui incurvato, ci conducono all'interno di una bella palazzina signorile, con i marmi gialli sulle pareti e la portineria.
"Lei è al primo anno? Noi preferiamo studenti del primo anno, così possono rimanere più a lungo" Parlano sommessamente, si sfregano le mani all'altezza dello sterno, come farebbe un prete, o un affarista. La categoria è quella dei misericordiosi che vanno a messa tre volte a settimana, si capisce subito.
Ad ogni modo l'impressione generale della palazzina è ottima.
Entrato nell'appartamento, pur assalito dal raccapricco, non ho difficoltà a nasconderlo: mi riscopro buon mediatore di me stesso. L'intonaco, dove non è caduto lasciando ampie chiazze grigie sui muri, è giallo o pieno di bolle d'umidità. Il pavimento è ovviamente graniglia di quella orribile, in più sporca e appiccicaticcia. "Prego, questa è la sala da pranzo". Non è piccola, ma l'ambiente è percebilmente insalubre. L'orrido incerato sul tavolo è la ciliegina. Il cucinotto è uno sgabuzzino dove, se solo passassi, non bagnerei neanche un dito. "Questo è il bagno", buio, dominato da una vasca giallognola come i muri, sovrastata da una tendina azzurra retta da un braccio metallico rotto, e quindi orribilmente cadente sulla vasca stessa. Una delle due camere, dove ancora alloggiavano i due timorati di dio che sono i coraggiosi che hanno vissuto lì quattro anni, sembrava concepita ad hoc per ricordarmi i peggiori campeggi, nonchè gli unici, della mia vita. L'altra, almeno, era spoglia.
Io e Teresa alla fine ci congediamo dai due benefattori. "Spero di concludere con lei" mi dice l'anziano signore. Io sono disgustato ma divertito, lei invece indignatissima. Emerge la sua statura, che non è certo fisica, quando con me, più volte, li definisce "aguzzini": per affittare una simile letamaia, evidentemente intoccata da oltre sessant'anni, a 1200 euro al mese, sissignori, ci vuole una bella faccia da culo eh.
Penso alle case dove sono costretti a vivere molti immigrati, e a quei due anziani benpensanti che si sentono tanto giusti.
Io mi adatto, ma nello stalletto non ci vivo. Se lo possono infilare dove dico io.
L'appuntamento è spostato a due ore dopo. Questa volta i signori si presentano, moglie e marito. Entrambi alti, lui incurvato, ci conducono all'interno di una bella palazzina signorile, con i marmi gialli sulle pareti e la portineria.
"Lei è al primo anno? Noi preferiamo studenti del primo anno, così possono rimanere più a lungo" Parlano sommessamente, si sfregano le mani all'altezza dello sterno, come farebbe un prete, o un affarista. La categoria è quella dei misericordiosi che vanno a messa tre volte a settimana, si capisce subito.
Ad ogni modo l'impressione generale della palazzina è ottima.
Entrato nell'appartamento, pur assalito dal raccapricco, non ho difficoltà a nasconderlo: mi riscopro buon mediatore di me stesso. L'intonaco, dove non è caduto lasciando ampie chiazze grigie sui muri, è giallo o pieno di bolle d'umidità. Il pavimento è ovviamente graniglia di quella orribile, in più sporca e appiccicaticcia. "Prego, questa è la sala da pranzo". Non è piccola, ma l'ambiente è percebilmente insalubre. L'orrido incerato sul tavolo è la ciliegina. Il cucinotto è uno sgabuzzino dove, se solo passassi, non bagnerei neanche un dito. "Questo è il bagno", buio, dominato da una vasca giallognola come i muri, sovrastata da una tendina azzurra retta da un braccio metallico rotto, e quindi orribilmente cadente sulla vasca stessa. Una delle due camere, dove ancora alloggiavano i due timorati di dio che sono i coraggiosi che hanno vissuto lì quattro anni, sembrava concepita ad hoc per ricordarmi i peggiori campeggi, nonchè gli unici, della mia vita. L'altra, almeno, era spoglia.
Io e Teresa alla fine ci congediamo dai due benefattori. "Spero di concludere con lei" mi dice l'anziano signore. Io sono disgustato ma divertito, lei invece indignatissima. Emerge la sua statura, che non è certo fisica, quando con me, più volte, li definisce "aguzzini": per affittare una simile letamaia, evidentemente intoccata da oltre sessant'anni, a 1200 euro al mese, sissignori, ci vuole una bella faccia da culo eh.
Penso alle case dove sono costretti a vivere molti immigrati, e a quei due anziani benpensanti che si sentono tanto giusti.
Io mi adatto, ma nello stalletto non ci vivo. Se lo possono infilare dove dico io.
No perditempo no
in cerca di un appartamento a Milano...alle prese con il pazzo mondo degli annunci internet...
OFFRO AMPIA ABITAZIONE a RAGAZZA di BELLA PRESENZA
Offro gratis completa ospitalità e abitazione in condivisione a studentessa, anche straniera, open-minded e di bella o bellissima presenza e non fumatrice in appartamento signorile, in ambiente molto gradevole, giovane e simpatico, dotato di tutti i comfort... in zona ben collegata e servita.
Graditissima foto... Scrivere lasciando recapito telefonico. Grazie.
finocchio cerca condivisione
Sono gay, noioso, triste più tutti gli altri difetti possibili con l'unico pregio di collaborare in casa. Offro non oltre i 230 euro per sistemazione in qualsiasi modo per villa con piscina, tugurio, suk, ecc. secondo quello che mi offre il destino. A prezzi di mercato con 200-230 euro si trova condivisione per 4-5 persone totali in 75-90 mq (totale 900-1000 euro) in semi-periferia.
Non voglio mica la luna...e se qualcuno mi aiuta ben venga. Non vorrei però le donne (non ne posso più), chi cerca come me xchè non combiniamo niente, chi fuma tutto il giorno con stereo/tv accesa tutto il giorno.
Vanno bene anche gli asociali, tetri, pessimisti, tristi e solitari, serial killer. Non mi stupisco neanche di questo. Meglio qualcuno più estroverso, dolce, carino per compesare me stesso visto che gli opposti si attraggono. Ciao
Professionista (ragazzo) 27 anni cerca camera singola in apparatamento da condividere con max 1 persona (referenziata). No studenti,no gay ma solo gente seria, tranquilla e pulita.
33enne un po'effeminato, falso, cortese, egoista, oca credulona, inutile, senza stile, perdente, antipatico, autocritico, masochista, realista, riservato ed un po'omertoso, di poche parole ma discreto ascoltatore, lunatico, collaborativo in casa, non bevo e non fumo cerca casa per non spendere oltre i 230 euro con altre 3-4 persone per un costo totale di 800-950 a valori di mercato.[...]No a chi non parla italiano decente o con forte accento, a minorenni o a genitori sostitutivi che non mi servono, no a cinici egocentrici con troppa autostima. No alle checche vipere ed acide. No a provinciali contadinotti che basto già io, ai balubba, agli scontrosi, ai relativisti o che mettono tutto in discussione altrimenti non si vivrebbe più. No a proprietari con casa-caserma o con persone con mentalità troppo rigida e squadrata vedendo solo in bianco e nero, no ad ubriaconi pseudo anarchici.[...]Odio le zanzare. Oltre a non piacermi le donne e cani e gatti, eccetto forse quelli di taglia piccola, non cerco coinquilini forti fumatori con musica o calcio e sport in Tv sempre accesi, che russino forte con la bocca (guai), insonni che si irritano per un capello che cade, emotivi, precipitosi, paranoici nelle piccole cose, super freddolosi e viceversa, che striscino con le ciabatte al mattino o che camminino in continuazione per la casa, a chi fa 4 lavatrici a testa settimanali mettendoci magari una sola maglietta, chi mangia solo fagioli e fritti ungendo la cucina senza pulirla, chi apparecchia tavolo e fornelli la sera prima o fa il castello del pentolame pulito lasciandolo sul lavandino o viceversa non vuole vedere neanche una forchetta, no a chi mi gratta il teflon delle padelle, a chi butta nel water lamette/cotton fiocc,ecc. o sbrodola in bagno schizzandolo di acqua/sperma/peli, ai permalosi che si sentono sfidati diventando odiosi, vendicativi, ai rancorosi per avergli preso una carota o un po'di burro e che rimurginano per 2 giorni.[...]
Qualcuno si dirà se lo sono o lo faccio ma la condivisione non è sempre semplice come sembra scocciandomi di più di pagare per vivere male visto che non vado al Grande Fratello dove sono loro a pagarmi. Per questo evito di scrivere le solite belle cose sperando che qualcuno sappia leggere tra le righe.
Contro il test d'ammissione.
Ho ufficialmente superato il test, 41esimo nella graduatoria di Architettura Ambientale su 1438 partecipanti.
Adesso posso prendermela con il mondo senza che nessuno pensi che sono il solito paraculo.
Eccomi quindi puntuale a sbraitare sul perchè i test d'ammissione all'università sono una grandissima cagata a spruzzo. Sarà che ci siamo abituati al fetore, ma qua sono in pochi ad obiettare. Il 3 settembre anche quest'anno sono cominciati i siparietti dell'ipocrisia, dell'omologazione e del controllo. Una certa lobby politica, economica e culturale ha sostanzialmente preso un parziale, ma capillare, controllo della conoscenza. E lo esercita attraverso l'appiattimento dei requisiti, l'oscuramento delle individualità. Deleterio in un campo che richiede creatività, e capacità di rinnovamento, ma altresì subdolamente efficace nel campo medico, dove ci si ritrova a confrontarsi con tematiche spinose come l'aborto, la fecondazione assistita, l'utilizzo delle cellule staminali. E allora è bene che qualche mente stia a cuccia: meglio ridurre i numeri e puntare sulla schematicità, chissà che il campionario di universitari non risulti artificialmente inquadrato.
Cito soltanto anche la tangibile esistenza di un giro economico succulento, nonchè la disperata realtà di tanti studenti senza un futuro che sembri piacergli, nel momento in cui si vedono ripetutamente esclusi.
Complimenti vivissimi a chi sostiene il test perchè "troppi studenti vogliono studiare". Mancano le infrastrutture? Devono adeguarle. Aumenterebbe la disoccupazione? All'università esiste una selezione in itinere. Lo legittima la Costituzione, quando afferma "...i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione"? No, perchè il senso di questa frase sta tutto all'interno dell'inciso.
Adesso posso prendermela con il mondo senza che nessuno pensi che sono il solito paraculo.
Eccomi quindi puntuale a sbraitare sul perchè i test d'ammissione all'università sono una grandissima cagata a spruzzo. Sarà che ci siamo abituati al fetore, ma qua sono in pochi ad obiettare. Il 3 settembre anche quest'anno sono cominciati i siparietti dell'ipocrisia, dell'omologazione e del controllo. Una certa lobby politica, economica e culturale ha sostanzialmente preso un parziale, ma capillare, controllo della conoscenza. E lo esercita attraverso l'appiattimento dei requisiti, l'oscuramento delle individualità. Deleterio in un campo che richiede creatività, e capacità di rinnovamento, ma altresì subdolamente efficace nel campo medico, dove ci si ritrova a confrontarsi con tematiche spinose come l'aborto, la fecondazione assistita, l'utilizzo delle cellule staminali. E allora è bene che qualche mente stia a cuccia: meglio ridurre i numeri e puntare sulla schematicità, chissà che il campionario di universitari non risulti artificialmente inquadrato.
Cito soltanto anche la tangibile esistenza di un giro economico succulento, nonchè la disperata realtà di tanti studenti senza un futuro che sembri piacergli, nel momento in cui si vedono ripetutamente esclusi.
Complimenti vivissimi a chi sostiene il test perchè "troppi studenti vogliono studiare". Mancano le infrastrutture? Devono adeguarle. Aumenterebbe la disoccupazione? All'università esiste una selezione in itinere. Lo legittima la Costituzione, quando afferma "...i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione"? No, perchè il senso di questa frase sta tutto all'interno dell'inciso.
Consuetudini.
Diario di un vampiro, p. 2
Mercoledì 3 settembre 2008
L'umore non è più stato pessimo, solo altalenante. E' una delle conquiste del mio nuovo esistere. Lo scalpello e la fottuta fantasia del gatto sornione ogni tanto ricominciano a cesellare i sogni e le passioni e le situazioni di tanti irreali futuri. E' una sensazione piacevole, solo ho come il sospetto che tutto ciò riappaia solo quando sono vicino al precipizio. Stare sull'orlo con due ruote per aria e la macchina in bilico è niente di più che un prurito alle interiora, oramai. E' probabile l'arrivo del giorno in cui non saprò calcolare le distanze e pluf!, cadrò, allora sì che avrò un leggero sussulto. Adesso no, mal che vada imbrocco male la strada e finisco nella fossetta per un anno, un soffio di vento, per un vampiro.
Il pre-test....
Milano è stata calda. Cinque giorni passati a districarsi in una giungla metropolitana a crocette. Selezionare l'alternativa corretta. Non ci sono spiegazioni da dare, eloqui viscerali con tanto esercizio di magnetismo, nè tantomeno esaustivi silenzi. Solo scelte. Prego porre una crocetta sull'alternativa corretta.
Io non so scegliere.
Milano è fredda. In uno dei suoi divagare poetici, Fossati canta "delle città importanti io, mi ricordo Milano, livida e sprofondata per sua stessa mano". Qualcosa dev'essere davvero sprofondato. Si respirava un'aria di vaghezza, come se ciò che è stato si fosse appannato da un po' di tempo. Potrebbe essere la stagione. Per le strade, tutto è materiale, e facile: non si avverte affatto la densità di Venezia, non si assapora l'eclettismo a volte volgare di Roma.
La luce non è bella, i giardini sui tetti piacevoli.
La notte ingentilisce la città e, come spesso accade, svela un pezzetto del nocciolo cittadino. Scompare il grigiore luminoso del dì, che così tristemente si intona ai colori della gente, si fa invece spazio la sera con le sue vetrine illuminate e i volti più rilassati, gli atteggiamenti meno ingessati. Per un momento riemerge un riflesso di quel che è sprofondato, ho il sospetto che da qualche parte la creatività, la fantasia più febbrile e i gruppi coraggiosi si annidino ancora in questa Milano. Più che altrove.
Comunque, non so scegliere, e non mi sento abbastanza.
Io non so scegliere.
Milano è fredda. In uno dei suoi divagare poetici, Fossati canta "delle città importanti io, mi ricordo Milano, livida e sprofondata per sua stessa mano". Qualcosa dev'essere davvero sprofondato. Si respirava un'aria di vaghezza, come se ciò che è stato si fosse appannato da un po' di tempo. Potrebbe essere la stagione. Per le strade, tutto è materiale, e facile: non si avverte affatto la densità di Venezia, non si assapora l'eclettismo a volte volgare di Roma.
La luce non è bella, i giardini sui tetti piacevoli.
La notte ingentilisce la città e, come spesso accade, svela un pezzetto del nocciolo cittadino. Scompare il grigiore luminoso del dì, che così tristemente si intona ai colori della gente, si fa invece spazio la sera con le sue vetrine illuminate e i volti più rilassati, gli atteggiamenti meno ingessati. Per un momento riemerge un riflesso di quel che è sprofondato, ho il sospetto che da qualche parte la creatività, la fantasia più febbrile e i gruppi coraggiosi si annidino ancora in questa Milano. Più che altrove.
Comunque, non so scegliere, e non mi sento abbastanza.
Fenomenologia dei compagni di Liceo (I)
Pubblicato da
Phoenix,
on lunedì 18 agosto 2008
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diario,
fenomenologie secondo phoenix
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Comments: (4)
tre dei personaggi che preferirei dimenticare:
LA PERFETTA(e)SVAMPITA: bella ed efficiente, macina ottimi voti ed ha l'aria di chi ha rattrappito il cervello all'oratorio. Non è mai chiaro se ci è o ci fa, ma alla fine dei 5 anni è riuscita persino a mandare affanculo una. Ed io lei. Che goduria. Il soggetto può ispirare una tenera simpatia, simile a quella che si prova per le cose buffe. MI ANNOIA.
Il CHIRICHETTO: Piombato sui banchi direttamente dalla parrocchia, continua a dispensare spergiuri e sermoni, da perfetta fattucchiera religiosa, anche tra le mura scolastiche. Sostiene l'inutilità della filosofia. Abile compilatore di registri delle altrui assenze, nonchè ragioniere e ciambellano di corte, ama dipingersi la lingua di marrone. Dopotutto, questo le gerarchie insegnano. OUT.
LA FURBACCHIONA: Una che definisce furbo (leggi: sleale) chi non ha la testa di un cane da riporto. Il suo attaccamento al numero di serie (leggi: voto) è tale da non considerare sleale il suo furto di un proprio tema, disgraziatamente valutato 4 1/2. Non si smuove dal fianco della secchiona, nel tentativo do sottrarle qualche punticino. I suoi occhi sono costantemente socchiusi nello sforzo di comprendere le lezioni, ma lo sguardo è vacuo, le meningi immotivatamente spremute, mentre il braccio si muove convulso per registrare ogni singola parola esca dalla bocca dell'insegnante. CAPRA.
LA PERFETTA(e)SVAMPITA: bella ed efficiente, macina ottimi voti ed ha l'aria di chi ha rattrappito il cervello all'oratorio. Non è mai chiaro se ci è o ci fa, ma alla fine dei 5 anni è riuscita persino a mandare affanculo una. Ed io lei. Che goduria. Il soggetto può ispirare una tenera simpatia, simile a quella che si prova per le cose buffe. MI ANNOIA.
Il CHIRICHETTO: Piombato sui banchi direttamente dalla parrocchia, continua a dispensare spergiuri e sermoni, da perfetta fattucchiera religiosa, anche tra le mura scolastiche. Sostiene l'inutilità della filosofia. Abile compilatore di registri delle altrui assenze, nonchè ragioniere e ciambellano di corte, ama dipingersi la lingua di marrone. Dopotutto, questo le gerarchie insegnano. OUT.
LA FURBACCHIONA: Una che definisce furbo (leggi: sleale) chi non ha la testa di un cane da riporto. Il suo attaccamento al numero di serie (leggi: voto) è tale da non considerare sleale il suo furto di un proprio tema, disgraziatamente valutato 4 1/2. Non si smuove dal fianco della secchiona, nel tentativo do sottrarle qualche punticino. I suoi occhi sono costantemente socchiusi nello sforzo di comprendere le lezioni, ma lo sguardo è vacuo, le meningi immotivatamente spremute, mentre il braccio si muove convulso per registrare ogni singola parola esca dalla bocca dell'insegnante. CAPRA.
Cose che amo
L'accoglienza, l'ospitalità, la parlantina verace delle signore romagnole di una volta, una spontaneità che riscalda e lava un po' tutto, sono qualità rare oggi. Miriam, tua mamma è veramente stupenda.